L’economia del dono

Cos’è l’economia del dono e perché praticarla?

Il primo a parlarne è stato Marcel Mauss, nel Saggio sul dono (1924-25), che ha segnato una svolta nello studio delle società cosiddette primitive e nella ricerca antropologica in genere. In quel testo lo studioso francese evidenziava come l’atto del “dono”, articolato nel triplice obbligo di dare, ricevere e ricambiare, rappresenti il fondamento del legame sociale delle società arcaiche, dove esigenze ed intenti di natura essenzialmente relazionale e simbolica appaiono prioritari rispetto a finalità esclusivamente materiali ed economiche, pur in rapporto a contesti che in ogni caso assolvono pienamente la funzione di garantire il soddisfacimento dei bisogni primari della collettività.

Come ci spiega Ellen Berman di Transition Italia

” Nell’economia del dono non viene prefissato un prezzo o un compenso per un servizio o altro da parte di chi lo offre, ma chi ne usufruisce si assume la responsabilità di decidere se e come riconoscere e contraccambiare quanto ricevuto, in assoluta libertà (secondo le proprie possibilità nonché gradimento). In modo che possa funzionare c’è bisogno di FIDUCIA nelle proprie capacità e nelle persone che sapranno riconoscerle. Quanto più crederemo nell’ABBONDANZA e nella CONDIVISIONE, quanto più ci sarà FLUSSO che riuscirà a soddisfare i nostri veri bisogni. Economia del dono non significa necessariamente “a gratis” e un rifiuto di ricevere il vile denaro; quest’ultimo al momento rimane ancora almeno in parte necessario per vivere e per realizzare dei bellissimi sogni. Chi pratica l’economia del dono, riceve e dona in genere a progetti sociali e rigenerativi, convogliando il flusso monetario a sostegno di quello che vogliamo e non di quello che non vogliamo”.

A noi piace molto questa modalità e la usiamo spesso e volentieri per i nostri workshop. Grazie a questo tipo di “economia” rendiamo sostenibili tutte le iniziative nel sociale.

Come funziona

al termine dell’incontro, i partecipanti possono “restituire” in forma anonima, lasciando la cifra che ritengono equa in una busta personale.

 


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